Il terzo libro del De iure belli di Alberico Gentili affronta le questioni che sorgono al momento della conclusione della guerra, ad esempio il trattamento da riservare al nemico sconfitto, il destino della sua libertà, la riconfigurazione del suo status, la sorte delle sue città e dei beni privati di ciascuno. Sullo sfondo di queste, come è facilmente intuibile, si staglia con particolare rilievo la definizione giuridica del trattato di pace, quale luogo di formalizzazione di un accordo, la cui funzione primaria è quella di fissare i futuri rapporti tra le parti in modo da impedire il riaccendersi delle ostilità. Il trattato di pace per Gentili non trova la sua puntuale regolamentazione nel diritto civile, né ad esso sono applicabili le norme di quel diritto. Esso, in quanto contratto di buona fede, si fonda piuttosto sull’equità e su quei principi del diritto naturale e delle genti che hanno una validità universale. Tale universalità si costruisce sul consenso dei popoli (consuetudini e istituti da tutti recepiti) ed è garantita dall’interpretazione della dottrina giuridica. La riflessione di Alberico Gentili intorno ad alcuni problemi posti dalla disciplina dei trattati di pace mostra inoltre che, nel De iure belli libri tres, la guerra è vista come un momento dell’esperienza umana che non si sottrae alla regolamentazione giuridica, ma proprio in questa trova la sua giustizia.

Una guerra giusta per una giusta pace.: il diritto dei trattati nel De iure belli libri III (1598) di Alberico Gentili

Marchetto, Giuliano
2010-01-01

Abstract

Il terzo libro del De iure belli di Alberico Gentili affronta le questioni che sorgono al momento della conclusione della guerra, ad esempio il trattamento da riservare al nemico sconfitto, il destino della sua libertà, la riconfigurazione del suo status, la sorte delle sue città e dei beni privati di ciascuno. Sullo sfondo di queste, come è facilmente intuibile, si staglia con particolare rilievo la definizione giuridica del trattato di pace, quale luogo di formalizzazione di un accordo, la cui funzione primaria è quella di fissare i futuri rapporti tra le parti in modo da impedire il riaccendersi delle ostilità. Il trattato di pace per Gentili non trova la sua puntuale regolamentazione nel diritto civile, né ad esso sono applicabili le norme di quel diritto. Esso, in quanto contratto di buona fede, si fonda piuttosto sull’equità e su quei principi del diritto naturale e delle genti che hanno una validità universale. Tale universalità si costruisce sul consenso dei popoli (consuetudini e istituti da tutti recepiti) ed è garantita dall’interpretazione della dottrina giuridica. La riflessione di Alberico Gentili intorno ad alcuni problemi posti dalla disciplina dei trattati di pace mostra inoltre che, nel De iure belli libri tres, la guerra è vista come un momento dell’esperienza umana che non si sottrae alla regolamentazione giuridica, ma proprio in questa trova la sua giustizia.
Marchetto, Giuliano
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