Nell’articolo si propone un’interpretazione dei segni accentuali presenti nella raccolta di Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani stampata a Firenze nel 1527 presso gli eredi di Filippo Giunti. A tali diacritici, ricorrenti con altissima frequenza e attribuibili al curatore Bardo Segni, si era finora assegnata la funzione di indicare il grado di apertura delle vocali, secondo un principio inverso rispetto all’ortografia dell’italiano attuale: accento grave per le vocali chiuse, accento acuto per le vocali aperte. Tale ipotesi, fondata essenzialmente sul fatto che la congiunzione e viene notata con è, mentre la terza persona singolare del presente del verbo essere viene notata con é, non regge alla verifica sul testo. Gli accenti risultano invece usati nel modo seguente: l’acuto si trova sulla vocale finale dei polisillabi ossitoni (p.es. cittá, qualitá) e dei monosillabi tonici uscenti in vocale (ció, dá voce del verbo dare, é voce del verbo essere, mé, quí, ecc.); il grave si trova sulla vocale finale dei monosillabi atoni che provocano il cosiddetto raddoppiamento fonosintattico, ossia la geminazione della consonante iniziale della parola successiva (le preposizioni à, dà, le congiunzioni è, mà, nè, ecc.). Rimangono privi di segni di accento i monosillabi atoni uscenti in vocale che non provocano raddoppiamento (articoli, clitici, la preposizione di).

Acuti e gravi nella Giuntina di rime antiche / Parenti, Alessandro. - In: MEDIOEVO E RINASCIMENTO. - ISSN 0394-7858. - STAMPA. - 24:(2010), pp. 311-336.

Acuti e gravi nella Giuntina di rime antiche

Parenti, Alessandro
2010

Abstract

Nell’articolo si propone un’interpretazione dei segni accentuali presenti nella raccolta di Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani stampata a Firenze nel 1527 presso gli eredi di Filippo Giunti. A tali diacritici, ricorrenti con altissima frequenza e attribuibili al curatore Bardo Segni, si era finora assegnata la funzione di indicare il grado di apertura delle vocali, secondo un principio inverso rispetto all’ortografia dell’italiano attuale: accento grave per le vocali chiuse, accento acuto per le vocali aperte. Tale ipotesi, fondata essenzialmente sul fatto che la congiunzione e viene notata con è, mentre la terza persona singolare del presente del verbo essere viene notata con é, non regge alla verifica sul testo. Gli accenti risultano invece usati nel modo seguente: l’acuto si trova sulla vocale finale dei polisillabi ossitoni (p.es. cittá, qualitá) e dei monosillabi tonici uscenti in vocale (ció, dá voce del verbo dare, é voce del verbo essere, mé, quí, ecc.); il grave si trova sulla vocale finale dei monosillabi atoni che provocano il cosiddetto raddoppiamento fonosintattico, ossia la geminazione della consonante iniziale della parola successiva (le preposizioni à, dà, le congiunzioni è, mà, nè, ecc.). Rimangono privi di segni di accento i monosillabi atoni uscenti in vocale che non provocano raddoppiamento (articoli, clitici, la preposizione di).
Parenti, Alessandro
Acuti e gravi nella Giuntina di rime antiche / Parenti, Alessandro. - In: MEDIOEVO E RINASCIMENTO. - ISSN 0394-7858. - STAMPA. - 24:(2010), pp. 311-336.
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