La figura è una forma che contiene uninferenza, un costrutto metaforico consolidato, un frammento di narrazione che può essere inserita in narrazioni o argomentazioni differenti collegandole, generando unità di senso e incrementando il fenomeno definito intertestualità. La scarsa attenzione al pensiero figurale rinforza la tendenza a oggettivare e personificare mitologemi che generano ossessioni come la paura dello straniero o la catastrofe ecologica, mentre le radici paniche e originarie di queste produzioni simboliche dovrebbero essere ricercate nell’alterità profonda che alberga nel fondo della nostra psiche. Ciò che scarseggia e viene meno al pensiero positivo postmoderno e nella sua pedagogia è una letteratura e una mitologia, non perché manchi la materia prima (i testi, le scritture) ma perché latita la coscienza e l’abitudine di utilizzarli in direzione mitopoietica e figurale. Occorre riscoprire il senso del raccontare e del raccontarsi come fondamento di un conoscere basato sul valore della comprensione (al posto della spiegazione) facendo sporgere dai racconti le figure che permettono di collegare l’universo che conteniamo e a quello che ci contiene, fino ad accorgerci di come il confine fra i due universi sia un’impostura, e perché ciascuno, perdendosi nell’universo-labirinto del racconto, possa scorgere lepifania del proprio sè nello specchio delle sue figure.

Figure di mitopoiesi

Dallari, Marco
2006

Abstract

La figura è una forma che contiene uninferenza, un costrutto metaforico consolidato, un frammento di narrazione che può essere inserita in narrazioni o argomentazioni differenti collegandole, generando unità di senso e incrementando il fenomeno definito intertestualità. La scarsa attenzione al pensiero figurale rinforza la tendenza a oggettivare e personificare mitologemi che generano ossessioni come la paura dello straniero o la catastrofe ecologica, mentre le radici paniche e originarie di queste produzioni simboliche dovrebbero essere ricercate nell’alterità profonda che alberga nel fondo della nostra psiche. Ciò che scarseggia e viene meno al pensiero positivo postmoderno e nella sua pedagogia è una letteratura e una mitologia, non perché manchi la materia prima (i testi, le scritture) ma perché latita la coscienza e l’abitudine di utilizzarli in direzione mitopoietica e figurale. Occorre riscoprire il senso del raccontare e del raccontarsi come fondamento di un conoscere basato sul valore della comprensione (al posto della spiegazione) facendo sporgere dai racconti le figure che permettono di collegare l’universo che conteniamo e a quello che ci contiene, fino ad accorgerci di come il confine fra i due universi sia un’impostura, e perché ciascuno, perdendosi nell’universo-labirinto del racconto, possa scorgere lepifania del proprio sè nello specchio delle sue figure.
no. 19
Dallari, Marco
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