Il presente lavoro indaga la ricezione e la funzione di F.W.J. Schelling nel pensiero di Antonio Rosmini. L’intento è quello di ricostruire l’interpretazione che Rosmini elabora di Schelling, a partire dagli anni giovanili (1814-1816) fino all’incompiuta Teosofia (1846-1854), situandola in una prospettiva transnazionale. Attraverso l'analisi dei dibattiti dell'epoca e l'esame delle fonti — dirette, in traduzione o indirette (compendi, articoli, manuali) — la ricerca mira a chiarire la funzione che Schelling assume, di volta in volta, nello sviluppo speculativo del Roveretano. La tesi è suddivisa in due parti. La prima indaga la presenza e l’impatto del pensiero di Schelling nel contesto italiano della prima metà dell’Ottocento (1805-1864). Interrogandosi sulla presunta ‘sfortuna’ del pensiero di Schelling nell’Italia del diciannovesimo secolo (I.1), la tesi presenta e discute i principali saggi italiani dedicati a Schelling (I.2), nonché le prime traduzioni italiane di testi schellinghiani, esaminando, inoltre, la presenza sotterranea della sua Spätphilosophie nel contesto considerato (I.4). Da ultimo, la prima parte discute due diverse e paradigmatiche modalità in cui la figura di Schelling si cristallizza in Italia dopo la sua morte, a conclusione dell’orizzonte temporale indagato (I.5). Alla luce di questo quadro, la seconda parte si concentra su un caso specifico e significativo della ricezione di Schelling in Italia: l’opera di Antonio Rosmini. Dopo aver discusso la posizione sui generis occupata da Schelling nell’interpretazione che il Roveretano elabora, negli anni, della filosofia tedesca (II.1), il lavoro analizza la produzione di Rosmini ripercorrendone le fasi di composizione. In primo luogo (II.2), si cercherà di rintracciare la presenza di Schelling negli anni giovanili e negli scritti inediti afferenti a questo periodo (1814-1826); in secondo luogo si ricostruiranno l’interpretazione e la funzione di Schelling nelle principali opere rosminiane degli anni Trenta: il Nuovo Saggio sull’origine delle idee e il Rinnovamento della filosofia in Italia (II.3); in seguito si prenderanno in considerazione le opere rosminiane degli anni Quaranta, come la Psicologia, il Sistema filosofico e il Saggio storico critico sulle categorie (II.4). Da ultimo (II.5), si guarderà alle opere degli anni Cinquanta, come la Logica, il Preliminare alle opere ideologiche e l’opera postuma Teosofia, individuando i nuclei tematici al centro dell’interpretazione del Roveretano negli ultimi anni di vita. In questa prospettiva, la ricezione rosminiana di Schelling emerge come un fenomeno complesso e situato, in grado di portare alla luce la circolazione sotterranea del pensiero filosofico della prima metà dell'Ottocento.
«Rompere questa tela di ragno». Rosmini, Schelling e la filosofia italiana dell’Ottocento / Biscardi, F.. - (2026 Oct 07), pp. 1-360.
«Rompere questa tela di ragno». Rosmini, Schelling e la filosofia italiana dell’Ottocento
Biscardi, Federica
2026-10-07
Abstract
Il presente lavoro indaga la ricezione e la funzione di F.W.J. Schelling nel pensiero di Antonio Rosmini. L’intento è quello di ricostruire l’interpretazione che Rosmini elabora di Schelling, a partire dagli anni giovanili (1814-1816) fino all’incompiuta Teosofia (1846-1854), situandola in una prospettiva transnazionale. Attraverso l'analisi dei dibattiti dell'epoca e l'esame delle fonti — dirette, in traduzione o indirette (compendi, articoli, manuali) — la ricerca mira a chiarire la funzione che Schelling assume, di volta in volta, nello sviluppo speculativo del Roveretano. La tesi è suddivisa in due parti. La prima indaga la presenza e l’impatto del pensiero di Schelling nel contesto italiano della prima metà dell’Ottocento (1805-1864). Interrogandosi sulla presunta ‘sfortuna’ del pensiero di Schelling nell’Italia del diciannovesimo secolo (I.1), la tesi presenta e discute i principali saggi italiani dedicati a Schelling (I.2), nonché le prime traduzioni italiane di testi schellinghiani, esaminando, inoltre, la presenza sotterranea della sua Spätphilosophie nel contesto considerato (I.4). Da ultimo, la prima parte discute due diverse e paradigmatiche modalità in cui la figura di Schelling si cristallizza in Italia dopo la sua morte, a conclusione dell’orizzonte temporale indagato (I.5). Alla luce di questo quadro, la seconda parte si concentra su un caso specifico e significativo della ricezione di Schelling in Italia: l’opera di Antonio Rosmini. Dopo aver discusso la posizione sui generis occupata da Schelling nell’interpretazione che il Roveretano elabora, negli anni, della filosofia tedesca (II.1), il lavoro analizza la produzione di Rosmini ripercorrendone le fasi di composizione. In primo luogo (II.2), si cercherà di rintracciare la presenza di Schelling negli anni giovanili e negli scritti inediti afferenti a questo periodo (1814-1826); in secondo luogo si ricostruiranno l’interpretazione e la funzione di Schelling nelle principali opere rosminiane degli anni Trenta: il Nuovo Saggio sull’origine delle idee e il Rinnovamento della filosofia in Italia (II.3); in seguito si prenderanno in considerazione le opere rosminiane degli anni Quaranta, come la Psicologia, il Sistema filosofico e il Saggio storico critico sulle categorie (II.4). Da ultimo (II.5), si guarderà alle opere degli anni Cinquanta, come la Logica, il Preliminare alle opere ideologiche e l’opera postuma Teosofia, individuando i nuclei tematici al centro dell’interpretazione del Roveretano negli ultimi anni di vita. In questa prospettiva, la ricezione rosminiana di Schelling emerge come un fenomeno complesso e situato, in grado di portare alla luce la circolazione sotterranea del pensiero filosofico della prima metà dell'Ottocento.| File | Dimensione | Formato | |
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