Questa tesi ricostruisce la formazione di una corrente ideologica originale emersa in seno al movimento del Sionismo Religioso nel periodo successivo alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, come risposta critica alla sua progressiva radicalizzazione messianica. Attraverso un’analisi comparata del pensiero di tre figure centrali del panorama culturale israeliano – David Hartman (1931–2013), Eliezer Schweid (1929–2022) e Aviezer Ravitzky (1945) – lo studio mostra come queste abbiano elaborato una visione “demitizzata” dell’ideologia sionista religiosa, fondata sul paradigma dell’Alleanza (brit) come alternativa al determinismo messianico. In opposizione alla visione messianica (Heb.; hazon ha-mesichi) divenuta egemonica nella teologia politica del Sionismo Religioso, gli autori svilupparono un modello condiviso di “coscienza dell’Alleanza” (Heb.; Hachiat toda’at ha-brith), incentrato sulla responsabilità morale, la contingenza storica e l’agire umano. La tesi si articola in cinque capitoli. Il primo capitolo ricostruisce il contesto intellettuale e istituzionale dell’Università Ebraica di Gerusalemme tra gli anni Settanta e Novanta, mostrando come dibattiti accademici, appartenenze generazionali e configurazioni disciplinari abbiano favorito una critica convergente del messianismo. Il secondo capitolo analizza il confronto critico di Hartman, Schweid e Ravitzky con pensatori chiave del Novecento ebraico e israeliano – tra cui Yeshayahu Leibowitz, Abraham Yitzhack Kook e Joseph Dov Baer Soloveitchik – chiarendo la formazione di un paradigma teologico alternativo alla teleologia redentiva. Il terzo capitolo esamina i loro contributi alla storia della filosofia ebraica, in particolare la rivalutazione di Maimonide, gli approcci razionalisti alla Qabbalah e il recupero di tradizioni halakhiche democratiche marginalizzate, interpretando la loro ricerca accademica come una forma di intervento ideologico e posizionamento politico. Il quarto capitolo analizza i loro tentativi esplorativi di individuare un linguaggio spirituale condiviso, armonizzato con l’halakhah, capace di sostenere la vita collettiva ebraica in un quadro democratico, respingendo esplicitamente ogni forma di coercizione religiosa e di autorità teocratica o messianica. Il quinto capitolo valuta criticamente la limitata ricezione popolare di questa tradizione, sostenendone tuttavia la duratura rilevanza intellettuale. La tesi contribuisce alla storiografia del pensiero ebraico moderno identificando Hartman, Schweid e Ravitzky come i principali esponenti di una corrente minoritaria di appartenenza nazional-religiosa a lungo ignorata, mettendo in luce il ruolo chiave della coscienza storica e non solo della teologia, nel dare forma a nuovi immaginari politici nel contesto dei conflitti ideologici interni al Sionismo Religioso. Un’appendice offre traduzioni in inglese di alcuni testi chiave, rendendo queste fonti accessibili per la prima volta al pubblico anglofono.
This dissertation reconstructs an alternative intellectual current within Religious Zionism that crystallized in the decades following the 1967 Six-Day War as a sustained critique of messianic radicalization. Through a comparative study of the thought of three prominent Israeli thinkers – David Hartman (1931-2013), Eliezer Schweid (1929-2022), and Aviezer Ravitzky (b. 1945) – the study demonstrates how they collectively articulated a “demythologized” Religious Zionist outlook grounded in covenantal responsibility rather than messianic determinism. In contrast to the messianic vision (Heb.; hazon ha-mesichi) that came to dominate Religious Zionist political theology and settlement ideology, these figures developed a shared paradigm of “covenantal consciousness” (Heb.; Hachiat toda’at ha-brith), emphasizing historical contingency, moral responsibility, and human agency. The dissertation proceeds through five chapters. Chapt. 1 situates Hartman, Schweid, and Ravitzky within the intellectual and institutional landscape of the Hebrew University of Jerusalem from the 1970s through the 1990s, combining biographical reconstruction with institutional history to show how academic settings, generational experience, and disciplinary formations shaped their convergent critiques of messianism. Chapt. 2 traces their engagements with key twentieth-century Jewish thinkers – most notably Yeshayahu Leibowitz, Abraham Yitzhack Kook, and Joseph Dov Baer Soloveitchik – mapping the emergence of a theological paradigm defined by ethical restraint and historical realism rather than redemptive teleology. Chapt. 3 examines their scholarly interventions in the history of Jewish philosophy, including their privileging of Maimonides, rationalist readings of Kabbalah, and recovery of marginal democratic-halakhic traditions, arguing that historical scholarship itself functioned as a form of ideological positioning and political intervention. Chapt. 4 analyzes their exploratory efforts to identify elements of a shared spiritual language within halakhah capable of informing democratic public life, while resisting religious coercion and theocratic claims to sovereignty. Chapt. 5 assesses the limited popular reception of this elite intellectual tradition while arguing for its enduring significance within Israeli thought and Religious Zionist self-reflection. By situating Hartman, Schweid, and Ravitzky as central architects of a coherent but under-recognized Religious Zionist stream, the dissertation contributes to the intellectual history of modern Jewish thought and Zionism. It reframes internal Religious Zionist debates as struggles over historical consciousness rather than theology alone and illuminates the role of academic discourse in shaping political imaginaries. An appendix provides annotated English translations of key Hebrew texts by Ravitzky, Schweid, and Rosenak, making these sources accessible to anglophone scholarship for the first time.
Demythologizing Religious Zionism. A New Paradigm in the Works of David Hartman, Eliezer Schweid and Aviezer Ravitzky / Perotta, Martina. - (2026 May 14).
Demythologizing Religious Zionism. A New Paradigm in the Works of David Hartman, Eliezer Schweid and Aviezer Ravitzky.
Perotta, Martina
2026-05-14
Abstract
Questa tesi ricostruisce la formazione di una corrente ideologica originale emersa in seno al movimento del Sionismo Religioso nel periodo successivo alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, come risposta critica alla sua progressiva radicalizzazione messianica. Attraverso un’analisi comparata del pensiero di tre figure centrali del panorama culturale israeliano – David Hartman (1931–2013), Eliezer Schweid (1929–2022) e Aviezer Ravitzky (1945) – lo studio mostra come queste abbiano elaborato una visione “demitizzata” dell’ideologia sionista religiosa, fondata sul paradigma dell’Alleanza (brit) come alternativa al determinismo messianico. In opposizione alla visione messianica (Heb.; hazon ha-mesichi) divenuta egemonica nella teologia politica del Sionismo Religioso, gli autori svilupparono un modello condiviso di “coscienza dell’Alleanza” (Heb.; Hachiat toda’at ha-brith), incentrato sulla responsabilità morale, la contingenza storica e l’agire umano. La tesi si articola in cinque capitoli. Il primo capitolo ricostruisce il contesto intellettuale e istituzionale dell’Università Ebraica di Gerusalemme tra gli anni Settanta e Novanta, mostrando come dibattiti accademici, appartenenze generazionali e configurazioni disciplinari abbiano favorito una critica convergente del messianismo. Il secondo capitolo analizza il confronto critico di Hartman, Schweid e Ravitzky con pensatori chiave del Novecento ebraico e israeliano – tra cui Yeshayahu Leibowitz, Abraham Yitzhack Kook e Joseph Dov Baer Soloveitchik – chiarendo la formazione di un paradigma teologico alternativo alla teleologia redentiva. Il terzo capitolo esamina i loro contributi alla storia della filosofia ebraica, in particolare la rivalutazione di Maimonide, gli approcci razionalisti alla Qabbalah e il recupero di tradizioni halakhiche democratiche marginalizzate, interpretando la loro ricerca accademica come una forma di intervento ideologico e posizionamento politico. Il quarto capitolo analizza i loro tentativi esplorativi di individuare un linguaggio spirituale condiviso, armonizzato con l’halakhah, capace di sostenere la vita collettiva ebraica in un quadro democratico, respingendo esplicitamente ogni forma di coercizione religiosa e di autorità teocratica o messianica. Il quinto capitolo valuta criticamente la limitata ricezione popolare di questa tradizione, sostenendone tuttavia la duratura rilevanza intellettuale. La tesi contribuisce alla storiografia del pensiero ebraico moderno identificando Hartman, Schweid e Ravitzky come i principali esponenti di una corrente minoritaria di appartenenza nazional-religiosa a lungo ignorata, mettendo in luce il ruolo chiave della coscienza storica e non solo della teologia, nel dare forma a nuovi immaginari politici nel contesto dei conflitti ideologici interni al Sionismo Religioso. Un’appendice offre traduzioni in inglese di alcuni testi chiave, rendendo queste fonti accessibili per la prima volta al pubblico anglofono.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione



