La presente ricerca si propone di indagare il rapporto dialettico tra diritti soggettivi (nella loro triplice declinazione di diritti individuali, fondamentali e umani) e legittimazione del diritto penale, al fine di verificare se il riferimento alla categoria dei diritti possa offrire parametri di criminalizzazione più rigorosi rispetto alla tradizionale dogmatica del bene giuridico. L’obiettivo di fondo è ricomporre la frattura tra la funzione “protettiva” dei diritti – oggi prevalente quale motore di espansione punitiva e di obblighi di tutela sovranazionali – e la loro originaria funzione “difensiva” (Abwehrfunktion), intesa quale argine invalicabile alla potestà sanzionatoria dello Stato. L’indagine è stata condotta attraverso un metodo interdisciplinare, comparato e storico-dogmatico, analizzando l’evoluzione delle dottrine orientate all’offesa (offensività italiana, Rechtsgutslehre continentale e Harm principle anglo-americano) e il loro confronto con le moderne teorie intersoggettive della violazione del diritto (Rechtsverletzungslehre). Il percorso argomentativo ha tentato di decostruire la presunta antinomia tra tutela dei beni giuridici e tutela dei diritti soggettivi, evidenziando come la dimensione materiale dell’interesse e quella formale della pretesa normativa debbano necessariamente coesistere. I risultati ottenuti convergono verso la formulazione di un modello integrato di offensività, capace di saldare la struttura relazionale dell’illecito (la rottura del rapporto di riconoscimento tra consociati) con il necessario sostrato materiale (la lesione di un interesse vitale). Tale sintesi consente di evitare tanto la “spiritualizzazione” eticizzante del reato quanto la sua privatizzazione. Sul versante dei limiti alla criminalizzazione, la ricerca ha tentato di dimostrare l’insufficienza del solo giudizio di proporzionalità, proponendo di affiancarvi la categoria del “contenuto essenziale” (Wesensgehalt) dei diritti fondamentali: un nucleo di libertà costituzionalmente protetta dove la pretesa statale si rivela “inesigibile” e la cui estrinsecazione esclude ab origine la tipicità penale, in una prospettiva volta a riaffermare, in ultima analisi, il primato dell’Argumentum libertatis e dell’In dubio pro libertate nel moderno Stato costituzionale di diritto.

The present study seeks to investigate the dialectical relationship between subjective rights, in their threefold articulation as individual, fundamental, and human rights, and the legitimation of criminal law, to assess whether recourse to the category of rights may provide stricter criteria of criminalisation than those offered by the traditional dogmatics of the legal good. Its underlying objective is to heal the fracture between the “protective” function of rights, which today predominates as a driver of punitive expansion and of supranational obligations of protection, and their original “defensive” function (Abwehrfunktion), understood as an insurmountable barrier to the state’s punitive power. The inquiry has been conducted through an interdisciplinary, comparative and historical-dogmatic method, analysing the evolution of harm-oriented doctrines, Italian offensività, the Rechtsgutslehre, and the Anglo-American harm principle, and their confrontation with modern intersubjective theories of rights violation (Rechtsverletzungslehre). The line of argument has sought to deconstruct the supposed antinomy between legal goods and rights, showing how the material dimension of the interest and the formal dimension of the normative claim must necessarily coexist. The results reached converge towards the formulation of an integrated model, capable of joining the relational structure of wrongdoing, namely the rupture of the relationship of recognition between members of the polity, with its necessary material substratum, namely the injury to a vital interest. Such a synthesis makes it possible to avoid both the ethical “spiritualisation” of the offence and its privatisation. As regards the limits to criminalisation, the study has sought to demonstrate the insufficiency of proportionality review alone, proposing that it be supplemented by the category of the “essence” (Wesensgehalt) of fundamental rights: a core of constitutionally protected liberty in which the state’s claim reveals itself to be inexigible, and whose exercise excludes criminal typicality ab origine, within a perspective ultimately aimed at reaffirming the primacy of the Argumentum libertatis and of In dubio pro libertate in the modern constitutional state governed by the rule of law.

Neminem laedit qui iure suo utitur. L'offesa e la funzione difensiva dei diritti fondamentali come limiti alla criminalizzazione / Cama, Vittorio. - (2026 Apr 17), pp. 1-750.

Neminem laedit qui iure suo utitur. L'offesa e la funzione difensiva dei diritti fondamentali come limiti alla criminalizzazione

Cama, Vittorio
2026-04-17

Abstract

La presente ricerca si propone di indagare il rapporto dialettico tra diritti soggettivi (nella loro triplice declinazione di diritti individuali, fondamentali e umani) e legittimazione del diritto penale, al fine di verificare se il riferimento alla categoria dei diritti possa offrire parametri di criminalizzazione più rigorosi rispetto alla tradizionale dogmatica del bene giuridico. L’obiettivo di fondo è ricomporre la frattura tra la funzione “protettiva” dei diritti – oggi prevalente quale motore di espansione punitiva e di obblighi di tutela sovranazionali – e la loro originaria funzione “difensiva” (Abwehrfunktion), intesa quale argine invalicabile alla potestà sanzionatoria dello Stato. L’indagine è stata condotta attraverso un metodo interdisciplinare, comparato e storico-dogmatico, analizzando l’evoluzione delle dottrine orientate all’offesa (offensività italiana, Rechtsgutslehre continentale e Harm principle anglo-americano) e il loro confronto con le moderne teorie intersoggettive della violazione del diritto (Rechtsverletzungslehre). Il percorso argomentativo ha tentato di decostruire la presunta antinomia tra tutela dei beni giuridici e tutela dei diritti soggettivi, evidenziando come la dimensione materiale dell’interesse e quella formale della pretesa normativa debbano necessariamente coesistere. I risultati ottenuti convergono verso la formulazione di un modello integrato di offensività, capace di saldare la struttura relazionale dell’illecito (la rottura del rapporto di riconoscimento tra consociati) con il necessario sostrato materiale (la lesione di un interesse vitale). Tale sintesi consente di evitare tanto la “spiritualizzazione” eticizzante del reato quanto la sua privatizzazione. Sul versante dei limiti alla criminalizzazione, la ricerca ha tentato di dimostrare l’insufficienza del solo giudizio di proporzionalità, proponendo di affiancarvi la categoria del “contenuto essenziale” (Wesensgehalt) dei diritti fondamentali: un nucleo di libertà costituzionalmente protetta dove la pretesa statale si rivela “inesigibile” e la cui estrinsecazione esclude ab origine la tipicità penale, in una prospettiva volta a riaffermare, in ultima analisi, il primato dell’Argumentum libertatis e dell’In dubio pro libertate nel moderno Stato costituzionale di diritto.
17-apr-2026
XXXVIII
2024-2025
Facoltà di Giurisprudenza (29/10/12-)
Comparative and European Legal Studies
Fornasari, Gabriele
Masarone, Valentina
no
Inglese
Italiano
Settore IUS/17 - Diritto Penale
Settore GIUR-14/A - Diritto penale
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Neminem laedit qui iure suo utitur. L'offesa e la funzione difensiva dei diritti fondamentali come limiti alla criminalizzazione - Tesi di dottorato - Vittorio Cama - Italiano.pdf

embargo fino al 17/04/2028

Tipologia: Tesi di dottorato (Doctoral Thesis)
Licenza: Tutti i diritti riservati (All rights reserved)
Dimensione 12.69 MB
Formato Adobe PDF
12.69 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri
Neminem laedit qui iure suo utitur. Harm and the Defensive Function of Fundamental Rights as Limits on Criminalisation - PhD thesis - Vittorio Cama - English.pdf

embargo fino al 17/04/2028

Tipologia: Altro materiale allegato (Other attachments)
Licenza: Tutti i diritti riservati (All rights reserved)
Dimensione 13.26 MB
Formato Adobe PDF
13.26 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11572/482738
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
  • OpenAlex ND
social impact