La tesi propone l’edizione critica e commentata e l’analisi linguistica del Laudario contenuto nel ms. Z 94 sup. della Biblioteca Ambrosiana di Milano, attribuibile a una confraternita di disciplinati milanesi e ascrivibile verosimilmente all’ultimo quarto del Trecento. Il Laudario in esame è di notevolissimo interesse per la storia del genere laudistico nell’Italia settentrionale, ma è stato fino ad ora scarsamente studiato e citato: esso contiene, infatti, un’inedita silloge di testi che intrattiene rapporti con gran parte delle tradizioni laudistiche settentrionali e mediane ad oggi note, oltre ad arricchire il panorama laudistico con tre laude finora sconosciute. La ricerca si articola in tre capitoli, preceduti da una nota introduttiva nella quale sono sciolte le sigle utilizzate per indicare i manoscritti citati, ciascuno dei quali è accompagnato da una breve descrizione del contenuto e dai relativi riferimenti bibliografici. Il primo capitolo è interamente dedicato alla descrizione del manoscritto oggetto di questo studio, prima dal punto di vista strettamente materiale e poi da quello contenutistico. Viene in seguito affrontato il problema dell’attribuzione: in base ai pochissimi dati ricavabili dal testimone stesso, il Laudario potrebbe infatti essere ricondotto a due distinte confraternite milanesi, ovvero quella di Santa Marta e quella di San Giacomo in Porta Nuova. È quindi delineata la storia dei due sodalizi ricavabile dalle evidenze documentarie, e sulla base di questa è avanzata un’ipotesi attributiva; sempre muovendo dalle vicende storiche ricostruite in questo paragrafo, e in assenza di indizi interni al manoscritto, si propone infine una datazione coerente anche con il dato paleografico. Nel secondo capitolo si presenta l’analisi linguistica dei testi contenuti nel Laudario ambrosiano. La trattazione procede seguendo il consueto ordine grafia – vocalismo – consonantismo – morfologia; vengono quindi messi in luce i tratti linguistici pertinenti al gruppo lombardo, e più nello specifico all’area milanese, cui geograficamente il manoscritto appartiene. Lo studio linguistico, svolto per la maggior parte durante i 12 mesi di ricerca presso l’Università di Zurigo, ha preso le mosse anzitutto dai numerosi e fondamentali lavori sul lombardo di Carlo Salvioni: è stato fondamentale in tal senso poter accedere al vastissimo repertorio bibliografico della “Forschungsbibliothek Jakob Jud”. Il terzo capitolo, nucleo centrale della tesi, contiene infine l’edizione critica integrale del Laudario milanese. Ciascuna lauda è preceduta da un’introduzione che ne indica gli altri testimoni finora noti con le relative edizioni, e ne descrive le caratteristiche metrico-strofiche e la tradizione testuale conosciuta; l’apparato a piè di pagina riporta le varianti di sostanza di tutti gli altri testimoni dei quali è stata possibile la consultazione, in originale o su edizione, mentre in coda al testo si trova il commento esegetico e lessicale. L’obiettivo del lavoro, e dunque dell’edizione, è presentare le laude secondo la lezione tramandata dal manoscritto ambrosiano: essa è stata quindi preservata anche laddove, ad una rigorosa analisi filologica, apparisse chiaramente errata, purché non fosse compromesso il significato. Gli interventi sul testo sono perciò minimi, e nella maggior parte dei casi si tratta di correzioni di banali errori di trascrizione, aplografia o dittografia commessi dal copista: se ne dà comunque sempre conto in apparato o nel commento. L’edizione delle laude in volgare è completata, in appendice, da quella della meditazione in prosa contenuta nel manoscritto e dei testi latini. Conclude il lavoro l’elenco delle forme linguistiche ritenute più rilevanti, con il rimando alla relativa discussione all’interno del commento linguistico o dell’edizione dei testi. Le ricerche e gli studi sulla letteratura religiosa delle origini e sulla lauda hanno conosciuto una notevole fortuna in Italia fin dalla seconda metà dell’Ottocento, grazie alla scoperta e pubblicazione, soprattutto a cavallo tra i secc. XIX e XX, di numerosi laudari di area toscana, emiliana, ligure, piemontese, lombarda e veneta, ma, mentre sono stati costantemente aggiornati gli studi sui laudari mediani, con particolare attenzione ovviamente a quelli cortonesi, le edizioni di quelli settentrionali sono ad oggi per la maggior parte parziali o assai datate. Di tutti i lavori disponibili sulla tradizione laudistica settentrionale, solo quelli di Pier Giorgio Longo relativo al Laudario di Novara, di Gerardo Larghi circa il Laudario di Como e di Giuseppe Mascherpa sul frammento di Laudario lodigiano prendono in considerazione il manoscritto ambrosiano, mentre nessuna edizione critica contempla anche le sue varianti. Mancano inoltre studi che mettano in luce le reciproche parentele tra laudari all’interno delle tradizioni testuali e le linee di diffusione delle laude stesse, così come sono pochi gli approfondimenti sulle confraternite cui i laudari appartennero, che potrebbero contribuire a spiegare l’origine delle selezioni dei testi entrati a far parte dei manoscritti; anche l’analisi linguistica accompagnata alle laude è assente nella maggior parte delle edizioni, nonostante sia un elemento di grande interesse per lo studio della storia dei volgari locali. Sono queste, dunque, le principali linee di ricerca che determinano l’originalità e la rilevanza del lavoro presentato.
Un laudario trecentesco di disciplinati milanesi. Edizione critica e analisi linguistica / Purgato, Masseo. - (2026 Apr 23), pp. 1-369.
Un laudario trecentesco di disciplinati milanesi. Edizione critica e analisi linguistica
Purgato, Masseo
2026-04-23
Abstract
La tesi propone l’edizione critica e commentata e l’analisi linguistica del Laudario contenuto nel ms. Z 94 sup. della Biblioteca Ambrosiana di Milano, attribuibile a una confraternita di disciplinati milanesi e ascrivibile verosimilmente all’ultimo quarto del Trecento. Il Laudario in esame è di notevolissimo interesse per la storia del genere laudistico nell’Italia settentrionale, ma è stato fino ad ora scarsamente studiato e citato: esso contiene, infatti, un’inedita silloge di testi che intrattiene rapporti con gran parte delle tradizioni laudistiche settentrionali e mediane ad oggi note, oltre ad arricchire il panorama laudistico con tre laude finora sconosciute. La ricerca si articola in tre capitoli, preceduti da una nota introduttiva nella quale sono sciolte le sigle utilizzate per indicare i manoscritti citati, ciascuno dei quali è accompagnato da una breve descrizione del contenuto e dai relativi riferimenti bibliografici. Il primo capitolo è interamente dedicato alla descrizione del manoscritto oggetto di questo studio, prima dal punto di vista strettamente materiale e poi da quello contenutistico. Viene in seguito affrontato il problema dell’attribuzione: in base ai pochissimi dati ricavabili dal testimone stesso, il Laudario potrebbe infatti essere ricondotto a due distinte confraternite milanesi, ovvero quella di Santa Marta e quella di San Giacomo in Porta Nuova. È quindi delineata la storia dei due sodalizi ricavabile dalle evidenze documentarie, e sulla base di questa è avanzata un’ipotesi attributiva; sempre muovendo dalle vicende storiche ricostruite in questo paragrafo, e in assenza di indizi interni al manoscritto, si propone infine una datazione coerente anche con il dato paleografico. Nel secondo capitolo si presenta l’analisi linguistica dei testi contenuti nel Laudario ambrosiano. La trattazione procede seguendo il consueto ordine grafia – vocalismo – consonantismo – morfologia; vengono quindi messi in luce i tratti linguistici pertinenti al gruppo lombardo, e più nello specifico all’area milanese, cui geograficamente il manoscritto appartiene. Lo studio linguistico, svolto per la maggior parte durante i 12 mesi di ricerca presso l’Università di Zurigo, ha preso le mosse anzitutto dai numerosi e fondamentali lavori sul lombardo di Carlo Salvioni: è stato fondamentale in tal senso poter accedere al vastissimo repertorio bibliografico della “Forschungsbibliothek Jakob Jud”. Il terzo capitolo, nucleo centrale della tesi, contiene infine l’edizione critica integrale del Laudario milanese. Ciascuna lauda è preceduta da un’introduzione che ne indica gli altri testimoni finora noti con le relative edizioni, e ne descrive le caratteristiche metrico-strofiche e la tradizione testuale conosciuta; l’apparato a piè di pagina riporta le varianti di sostanza di tutti gli altri testimoni dei quali è stata possibile la consultazione, in originale o su edizione, mentre in coda al testo si trova il commento esegetico e lessicale. L’obiettivo del lavoro, e dunque dell’edizione, è presentare le laude secondo la lezione tramandata dal manoscritto ambrosiano: essa è stata quindi preservata anche laddove, ad una rigorosa analisi filologica, apparisse chiaramente errata, purché non fosse compromesso il significato. Gli interventi sul testo sono perciò minimi, e nella maggior parte dei casi si tratta di correzioni di banali errori di trascrizione, aplografia o dittografia commessi dal copista: se ne dà comunque sempre conto in apparato o nel commento. L’edizione delle laude in volgare è completata, in appendice, da quella della meditazione in prosa contenuta nel manoscritto e dei testi latini. Conclude il lavoro l’elenco delle forme linguistiche ritenute più rilevanti, con il rimando alla relativa discussione all’interno del commento linguistico o dell’edizione dei testi. Le ricerche e gli studi sulla letteratura religiosa delle origini e sulla lauda hanno conosciuto una notevole fortuna in Italia fin dalla seconda metà dell’Ottocento, grazie alla scoperta e pubblicazione, soprattutto a cavallo tra i secc. XIX e XX, di numerosi laudari di area toscana, emiliana, ligure, piemontese, lombarda e veneta, ma, mentre sono stati costantemente aggiornati gli studi sui laudari mediani, con particolare attenzione ovviamente a quelli cortonesi, le edizioni di quelli settentrionali sono ad oggi per la maggior parte parziali o assai datate. Di tutti i lavori disponibili sulla tradizione laudistica settentrionale, solo quelli di Pier Giorgio Longo relativo al Laudario di Novara, di Gerardo Larghi circa il Laudario di Como e di Giuseppe Mascherpa sul frammento di Laudario lodigiano prendono in considerazione il manoscritto ambrosiano, mentre nessuna edizione critica contempla anche le sue varianti. Mancano inoltre studi che mettano in luce le reciproche parentele tra laudari all’interno delle tradizioni testuali e le linee di diffusione delle laude stesse, così come sono pochi gli approfondimenti sulle confraternite cui i laudari appartennero, che potrebbero contribuire a spiegare l’origine delle selezioni dei testi entrati a far parte dei manoscritti; anche l’analisi linguistica accompagnata alle laude è assente nella maggior parte delle edizioni, nonostante sia un elemento di grande interesse per lo studio della storia dei volgari locali. Sono queste, dunque, le principali linee di ricerca che determinano l’originalità e la rilevanza del lavoro presentato.| File | Dimensione | Formato | |
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