Abstract Le misure alternative alla detenzione sono state introdotte nell’ordinamento penitenziario con la legge 354/1975, con l’obiettivo di perseguire appieno il fine risocializzante della pena. Tra queste, l’affidamento in prova ai servizi sociali emerge come quella dal carattere maggiormente socializzante, ma anche la più difficile da applicare. L’accesso a questa misura è infatti subordinato al soddisfacimento di due condizioni: il possesso di un lavoro e di un’abitazione da parte dell’autore di reato. A rendere ancora più complesso il quadro sono i limiti che l’ente pubblico incontra rispetto alle politiche abitative e all’accesso al mercato del lavoro da parte dei detenuti. In questo contesto, gli Enti del Terzo Settore (ETS) assumono un ruolo centrale, organizzandosi in network per colmare tali lacune e fornendo ai soggetti detenuti i requisiti materiali d’accesso ai percorsi di esecuzione penale esterna. La presente ricerca si pone quindi due obiettivi principali: (1) indagare come il terzo settore agisce nella gestione delle misure alternative alla detenzione, e (2) individuare il contributo dell’azione del terzo settore per i soggetti in esecuzione penale esterna. Si è adottata una metodologia mista, comprendente 15 interviste a soggetti di rilevanza strategica, una survey somministrata ai soggetti detenuti e la consultazione di documenti d’archivio. La provincia di Bergamo è stata scelta come caso studio poiché caratterizzata da una rete di soggetti pubblici, profit e non-profit, che da quarant’anni si occupa di progettare e implementare nel sistema penitenziario bergamasco percorsi lavorativi per autori di reato in esecuzione penale esterna. I risultati della ricerca indicano come il terzo settore agisca efficacemente all’interno di una rete la cui natura e caratteristiche la identificano come attore capace di ibridare aspetti di mutua dipendenza e di direzione. All’interno della rete, che risulta essere strutturata e composta da attori diversificati, l’attivazione e la valorizzazione del capitale umano, sociale, di competenze di soggetti e organizzazioni è associata ad una significativa presenza di elementi positivi osservabili tra i beneficiari dei servizi della rete e tra la collettività tutta, visibili, ad esempio, nel basso tasso di recidiva (pari all’8,3% a fronte del 19% rilevato a livello nazionale) e nell’alto tasso di soddisfazione dei detenuti rispetto al programma intrapreso.
Abstract (Eng) Alternative measures to detention were introduced into the Italian penitentiary system by Law 354/1975, with the aim of fully pursuing the re-socialising purpose of punishment. Among these, probation (affidamento in prova ai servizi sociali) emerges as the measure with the strongest socialising character, yet also the most difficult to implement. Access to this measure is contingent upon meeting two conditions: the offender’s possession of both employment and housing. The situation is further complicated by the limitations faced by the public sector regarding housing policies and access to the labour market for prisoners. In this context, Third Sector Organisations (TSOs) play a central role, organising into networks to bridge these gaps and providing prisoners with the material requirements necessary to access external penal execution pathways. This research, therefore, has two primary objectives: (1) to investigate how the Third Sector operates in 2 managing alternative measures to detention, and (2) to identify the contribution of Third Sector action for individuals under community supervision. A mixed-methods approach was adopted, comprising 15 interviews with strategic stakeholders, a survey administered to prisoners, and the consultation of archival documents. The province of Bergamo was selected as a case study, as it is characterised by a network of public, for-profit, and non-profit actors that has been designing and implementing work pathways for offenders under external penal execution within the Bergamo prison system for forty years. The research findings indicate that the Third Sector operates effectively within a network whose nature and characteristics identify it as an actor capable of hybridising aspects of mutual dependence and direction. Within this network, which is structured and composed of diverse actors, the activation and enhancement of human and social capital, as well as the skills of individuals and organisations, are associated with a significant presence of observable positive outcomes among both service beneficiaries and the wider community; these are evident, for example, in the low recidivism rate (8.3% compared to the 19% national average) and the high level of prisoner satisfaction with the undertaken programme.
Oltre il Carcere: il contributo delle reti del terzo settore nel reinserimento lavorativo di detenuti / Brevi, L., Sacchetti, S.. - In: POLITICHE SOCIALI. - ISSN 2531-6389. - ELETTRONICO. - 2026:(In corso di stampa).
Oltre il Carcere: il contributo delle reti del terzo settore nel reinserimento lavorativo di detenuti
Sacchetti, Silvia
In corso di stampa
Abstract
Abstract Le misure alternative alla detenzione sono state introdotte nell’ordinamento penitenziario con la legge 354/1975, con l’obiettivo di perseguire appieno il fine risocializzante della pena. Tra queste, l’affidamento in prova ai servizi sociali emerge come quella dal carattere maggiormente socializzante, ma anche la più difficile da applicare. L’accesso a questa misura è infatti subordinato al soddisfacimento di due condizioni: il possesso di un lavoro e di un’abitazione da parte dell’autore di reato. A rendere ancora più complesso il quadro sono i limiti che l’ente pubblico incontra rispetto alle politiche abitative e all’accesso al mercato del lavoro da parte dei detenuti. In questo contesto, gli Enti del Terzo Settore (ETS) assumono un ruolo centrale, organizzandosi in network per colmare tali lacune e fornendo ai soggetti detenuti i requisiti materiali d’accesso ai percorsi di esecuzione penale esterna. La presente ricerca si pone quindi due obiettivi principali: (1) indagare come il terzo settore agisce nella gestione delle misure alternative alla detenzione, e (2) individuare il contributo dell’azione del terzo settore per i soggetti in esecuzione penale esterna. Si è adottata una metodologia mista, comprendente 15 interviste a soggetti di rilevanza strategica, una survey somministrata ai soggetti detenuti e la consultazione di documenti d’archivio. La provincia di Bergamo è stata scelta come caso studio poiché caratterizzata da una rete di soggetti pubblici, profit e non-profit, che da quarant’anni si occupa di progettare e implementare nel sistema penitenziario bergamasco percorsi lavorativi per autori di reato in esecuzione penale esterna. I risultati della ricerca indicano come il terzo settore agisca efficacemente all’interno di una rete la cui natura e caratteristiche la identificano come attore capace di ibridare aspetti di mutua dipendenza e di direzione. All’interno della rete, che risulta essere strutturata e composta da attori diversificati, l’attivazione e la valorizzazione del capitale umano, sociale, di competenze di soggetti e organizzazioni è associata ad una significativa presenza di elementi positivi osservabili tra i beneficiari dei servizi della rete e tra la collettività tutta, visibili, ad esempio, nel basso tasso di recidiva (pari all’8,3% a fronte del 19% rilevato a livello nazionale) e nell’alto tasso di soddisfazione dei detenuti rispetto al programma intrapreso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione



