Recensione della nuova edizione critica del Quartetto per archi in Mi minore di Giuseppe Verdi a cura di Anselm Gerhard, edita a Monaco dall'editore Henle. La tradizione editoriale del Quartetto di Verdi, dalle pubblicazioni di Escudier e di Ricordi del 1876 fino all’edizione critica a cura di Gundula Kreuzer del 2010 per The Works of Giuseppe Verdi, si basava sulle fonti disponibili, che tramandavano un’unica e indiscutibile versione dell’opera. Nessuno poteva sospettare che il quartetto che Verdi presentò in una esecuzione privata il 1° aprile 1873 all’Albergo delle Crocelle di Napoli non corrispondesse alla composizione pubblicata nel 1876. Solo la consultazione dei manoscritti trasferiti da Villa Sant’Agata all’Archivio di Stato di Parma, avvenuta nella primavera del 2017, e disponibili agli studiosi dall’autunno del 2019, ha incoraggiato l’ipotesi assai verosimile, se non certa, che la prima stesura del Quartetto, eseguita a Napoli nel 1873, corrispondesse in modo molto limitato alla composizione che conosciamo (solo il terzo movimento è rimasto identico). Queste fonti sconosciute fino a qualche anno fa consistono in 41 pagine di schizzi e abbozzi, ma soprattutto in una partitura autografa frammentaria e un set completo di parti redatto da un copista professionista. Da queste due ultime fonti il curatore Anselm Gerhard ha potuto trarre l’edizione della prima versione dell’opera.
Giuseppe Verdi, Quartett in e-moll, hrsg. von Anselm Gerhard / Uvietta, Marco. - In: VERDIPERSPEKTIVEN. - ISSN 2366-746X. - STAMPA. - annata 6, 2021:Rezensionen – Reviews – Recensioni(2021), pp. 209-213.
Giuseppe Verdi, Quartett in e-moll, hrsg. von Anselm Gerhard
Uvietta, Marco
2021-01-01
Abstract
Recensione della nuova edizione critica del Quartetto per archi in Mi minore di Giuseppe Verdi a cura di Anselm Gerhard, edita a Monaco dall'editore Henle. La tradizione editoriale del Quartetto di Verdi, dalle pubblicazioni di Escudier e di Ricordi del 1876 fino all’edizione critica a cura di Gundula Kreuzer del 2010 per The Works of Giuseppe Verdi, si basava sulle fonti disponibili, che tramandavano un’unica e indiscutibile versione dell’opera. Nessuno poteva sospettare che il quartetto che Verdi presentò in una esecuzione privata il 1° aprile 1873 all’Albergo delle Crocelle di Napoli non corrispondesse alla composizione pubblicata nel 1876. Solo la consultazione dei manoscritti trasferiti da Villa Sant’Agata all’Archivio di Stato di Parma, avvenuta nella primavera del 2017, e disponibili agli studiosi dall’autunno del 2019, ha incoraggiato l’ipotesi assai verosimile, se non certa, che la prima stesura del Quartetto, eseguita a Napoli nel 1873, corrispondesse in modo molto limitato alla composizione che conosciamo (solo il terzo movimento è rimasto identico). Queste fonti sconosciute fino a qualche anno fa consistono in 41 pagine di schizzi e abbozzi, ma soprattutto in una partitura autografa frammentaria e un set completo di parti redatto da un copista professionista. Da queste due ultime fonti il curatore Anselm Gerhard ha potuto trarre l’edizione della prima versione dell’opera.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione



