Perché continuare a leggere i classici della letteratura italiana? Perché perseverare in un esercizio difficile di stile e linguaggio? Perché imporre un’esperienza forzata agli studenti? Perché la cultura del presente non basta? Questo saggio offre una riflessione sull’attuale crisi della lettura dei classici della letteratura italiana in due direzioni: introduce i metodi attraverso cui il pubblico contemporaneo si avvicina alla letteratura (soprattutto strutturalismo e narratologia cognitiva) e propone una serie di riflessioni sul modello di comunicazione elaborato negli anni Sessanta dallo strutturalista Roman Jakobson (contesto, mittente/emittente, destinatario/ricevente, contatto, codice comune e messaggio), nella convinzione che ogni classico (in questo caso della critica e non della letteratura) possa essere attualizzato, anche quando ha profondamente rinnovato gli studi letterari. L’obiettivo di queste note è superare le lamentele sull’isolamento della cultura umanistica rispetto a un mondo sempre più scientifico e tecnologico e impegnarsi per accogliere i cambiamenti inevitabili delle comunità globali, compresi la diffusione della cultura e il pubblico della letteratura. Altrimenti, la letteratura corre due rischi: accontentarsi di una critica priva di lettori, concentrata su discorsi metodologici e ricerche esclusive che affermano un’anacronistica centralità dei classici letterari; oppure formare lettori senza critica, lasciati in balia di produzioni improvvisate e meramente circostanti.
Il Public Criticism e l’Open Reading dei classici della letteratura italiana / Rodler, Lucia. - In: EFFETTI DI LETTURA. - ISSN 2785-7050. - ELETTRONICO. - 3:2(2024), pp. 49-61. [10.7347/EdL-02-2024-05]
Il Public Criticism e l’Open Reading dei classici della letteratura italiana
Rodler, Lucia
2024-01-01
Abstract
Perché continuare a leggere i classici della letteratura italiana? Perché perseverare in un esercizio difficile di stile e linguaggio? Perché imporre un’esperienza forzata agli studenti? Perché la cultura del presente non basta? Questo saggio offre una riflessione sull’attuale crisi della lettura dei classici della letteratura italiana in due direzioni: introduce i metodi attraverso cui il pubblico contemporaneo si avvicina alla letteratura (soprattutto strutturalismo e narratologia cognitiva) e propone una serie di riflessioni sul modello di comunicazione elaborato negli anni Sessanta dallo strutturalista Roman Jakobson (contesto, mittente/emittente, destinatario/ricevente, contatto, codice comune e messaggio), nella convinzione che ogni classico (in questo caso della critica e non della letteratura) possa essere attualizzato, anche quando ha profondamente rinnovato gli studi letterari. L’obiettivo di queste note è superare le lamentele sull’isolamento della cultura umanistica rispetto a un mondo sempre più scientifico e tecnologico e impegnarsi per accogliere i cambiamenti inevitabili delle comunità globali, compresi la diffusione della cultura e il pubblico della letteratura. Altrimenti, la letteratura corre due rischi: accontentarsi di una critica priva di lettori, concentrata su discorsi metodologici e ricerche esclusive che affermano un’anacronistica centralità dei classici letterari; oppure formare lettori senza critica, lasciati in balia di produzioni improvvisate e meramente circostanti.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
049-061++5+Rodler.pdf
accesso aperto
Descrizione: articolo su rivista
Tipologia:
Versione editoriale (Publisher’s layout)
Licenza:
Creative commons
Dimensione
1.91 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.91 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione



