Il lavoro di ricerca si dedica all’analisi critica di alcuni illustri esponenti delle logiche del dialogo, ossia un ampio novero di teorie che hanno inteso ricercare all’interno della relazione dialogica criteri di validità per il ragionamento e per l’argomentazione. A fini introduttivi, nel primo capitolo ci si è occupati della svolta rappresentata dalla filosofia dialogica di inizio Novecento, grazie ai cui principali esponenti – tra gli altri, Martin Buber, Franz Rosenzweig e Ferdinand Ebner – ha preso vita un movimento di reazione alle prospettive individualistiche tipiche dell’antropologia moderna. Nel secondo capitolo, di nodale importanza per la struttura generale del lavoro, si è riflettuto, attraverso il confronto con Platone ed Aristotele, sulle radici logico-filosofiche dei concetti di “dialogo” e “dialettica”, troppo spesso utilizzati in maniera sinonimica. È emerso che, mentre nella concezione platonica – almeno nei limiti entro i quali ce ne si è occupati – dialettica e dialogo (reale) potrebbero non darsi assieme, la dialettica aristotelica avrebbe il merito di recuperare il carattere eminentemente dialogico del procedimento elenctico inaugurato da Socrate. Nella seconda parte della ricerca si è così passati all’analisi critica di alcuni illustri rappresentati delle logiche del dialogo del Novecento, che rinvengono proprio in Aristotele un punto di riferimento comune. Sono stati presi in esame i tratti essenziali di due espressioni formali delle logiche del dialogo: la Dialogische Logik di Paul Lorenzen e la Game-Theoretical-Semantic di Jaakko Hintikka. Oltre alle peculiarità di ciascuna teoria, si è messo in luce come queste condividano l’obiettivo di ampliare la capacità espressiva della logica formale, avvicinandola attraverso l’elemento dialogico ai contesti di uso comune del linguaggio e dell’argomentazione. Il quarto capitolo, infine, è dedicato alle logiche del dialogo di natura non-formale, ossia gli approcci teorici che utilizzano la struttura del dialogo per rinvenire dei criteri di razionalità applicabili agli ordinari contesti argomentativi. Quest’ultima sezione della ricerca è scandita dalla lettura critica di tre testi. Il primo testo è Fallacies (1970) di Charles Hamblin, dall’esame del quale, oltre agli elementi seminali del successivo approccio di studi dell’Informal Logic, è emersa anche una lettura eminentemente retorica dell’argomentazione. Tra i concetti innovativi introdotti da Hamblin si annovera il “commitment dialogico” che, invero, rappresenta il fulcro del secondo testo esaminato: Commitment in Dialogue (1995) di Douglas Walton ed Erik Krabbe. La loro proposta, nonostante abbracci un marcato pluralismo logico, riesce, grazie proprio al “commitment dialogico”, ad evitare derive relativistiche e a far convivere tra loro i diversi approcci normativo e descrittivo. In ultima battuta, si è recuperato il testo The Dialogical Roots of Deduction (2021) di Catarina Dutilh Novaes, già incontrato durante la rilettura in termini dialogici della sillogistica aristotelica, per mettere in evidenza come l’Autrice giustifichi l’interpretazione dialogica del ragionamento deduttivo anche dalle diverse prospettive storica e cognitiva, suggerendo così la convergenza di più ambiti del sapere verso una concezione eminentemente relazionale dell’uomo che, come specificato nelle nostre conclusioni, potrà avere ripercussioni anche in ambito filosofico-giuridico.

Logiche del dialogo. Analisi e prospettive / Zoppellari, Lorenzo. - (2022 Oct 07), pp. 1-314. [10.15168/11572_354338]

Logiche del dialogo. Analisi e prospettive

Zoppellari, Lorenzo
2022-10-07

Abstract

Il lavoro di ricerca si dedica all’analisi critica di alcuni illustri esponenti delle logiche del dialogo, ossia un ampio novero di teorie che hanno inteso ricercare all’interno della relazione dialogica criteri di validità per il ragionamento e per l’argomentazione. A fini introduttivi, nel primo capitolo ci si è occupati della svolta rappresentata dalla filosofia dialogica di inizio Novecento, grazie ai cui principali esponenti – tra gli altri, Martin Buber, Franz Rosenzweig e Ferdinand Ebner – ha preso vita un movimento di reazione alle prospettive individualistiche tipiche dell’antropologia moderna. Nel secondo capitolo, di nodale importanza per la struttura generale del lavoro, si è riflettuto, attraverso il confronto con Platone ed Aristotele, sulle radici logico-filosofiche dei concetti di “dialogo” e “dialettica”, troppo spesso utilizzati in maniera sinonimica. È emerso che, mentre nella concezione platonica – almeno nei limiti entro i quali ce ne si è occupati – dialettica e dialogo (reale) potrebbero non darsi assieme, la dialettica aristotelica avrebbe il merito di recuperare il carattere eminentemente dialogico del procedimento elenctico inaugurato da Socrate. Nella seconda parte della ricerca si è così passati all’analisi critica di alcuni illustri rappresentati delle logiche del dialogo del Novecento, che rinvengono proprio in Aristotele un punto di riferimento comune. Sono stati presi in esame i tratti essenziali di due espressioni formali delle logiche del dialogo: la Dialogische Logik di Paul Lorenzen e la Game-Theoretical-Semantic di Jaakko Hintikka. Oltre alle peculiarità di ciascuna teoria, si è messo in luce come queste condividano l’obiettivo di ampliare la capacità espressiva della logica formale, avvicinandola attraverso l’elemento dialogico ai contesti di uso comune del linguaggio e dell’argomentazione. Il quarto capitolo, infine, è dedicato alle logiche del dialogo di natura non-formale, ossia gli approcci teorici che utilizzano la struttura del dialogo per rinvenire dei criteri di razionalità applicabili agli ordinari contesti argomentativi. Quest’ultima sezione della ricerca è scandita dalla lettura critica di tre testi. Il primo testo è Fallacies (1970) di Charles Hamblin, dall’esame del quale, oltre agli elementi seminali del successivo approccio di studi dell’Informal Logic, è emersa anche una lettura eminentemente retorica dell’argomentazione. Tra i concetti innovativi introdotti da Hamblin si annovera il “commitment dialogico” che, invero, rappresenta il fulcro del secondo testo esaminato: Commitment in Dialogue (1995) di Douglas Walton ed Erik Krabbe. La loro proposta, nonostante abbracci un marcato pluralismo logico, riesce, grazie proprio al “commitment dialogico”, ad evitare derive relativistiche e a far convivere tra loro i diversi approcci normativo e descrittivo. In ultima battuta, si è recuperato il testo The Dialogical Roots of Deduction (2021) di Catarina Dutilh Novaes, già incontrato durante la rilettura in termini dialogici della sillogistica aristotelica, per mettere in evidenza come l’Autrice giustifichi l’interpretazione dialogica del ragionamento deduttivo anche dalle diverse prospettive storica e cognitiva, suggerendo così la convergenza di più ambiti del sapere verso una concezione eminentemente relazionale dell’uomo che, come specificato nelle nostre conclusioni, potrà avere ripercussioni anche in ambito filosofico-giuridico.
7-ott-2022
XXXIV
2021-2022
Università degli Studi di Trento
Comparative and European Legal Studies
Puppo, Federico
no
Italiano
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Tipologia: Tesi di dottorato (Doctoral Thesis)
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