La riflessione storico-politica di María Zambrano, così come viene sviluppata in Persona e democrazia e ne L’agonia dell’Europa, sembra a prima vista muoversi esclusivamente all’interno delle coordinate del pensiero occidentale, senza affrontare il problema di una definizione e descrizione dell’uomo in quanto tale. A una prima lettura, quindi, Zambrano sembra non volersi spingere nei territori dell’antropologia filosofica, territori di certo ricchi ma il cui utilizzo in prospettiva politica è difficile se non addirittura rischioso. Va precisato che nel presente contributo si intende per antropologia filosofica la corrente di pensiero sviluppatasi in Germania tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso, i cui esponenti principali sono Max Scheler, Helmuth Plessner e Arnold Gehlen. Tale corrente, per la quale si sta affermando la denominazione di antropologia filosofica classica, è caratterizzata dalla ricerca dei tratti elementari ed universali che definiscono la condizione dell’esser-uomo, al di là delle fratture disciplinari tra scienze umane, filosofia, psicoanalisi eccetera; all’interno di questa indagine, una delle strategie principali è il confronto dell’uomo con gli altri regni del vivente (la pianta e l’animale), un confronto che cerca di preservare al tempo stesso la differenza qualitativa dell’uomo e la sua radicale appartenenza alla natura. Se è vero che i testi di Zambrano si muovono prevalentemente in un contesto teorico limitato alla cultura occidentale, a una lettura più approfondita emergono però alcuni significativi accenni a una possibile antropologia elementare. In Persona e democrazia, ad esempio, il tema principale è quello dell’Occidente e della sua crisi, ma un esito notevole dell’opera riguarda l’essere umano in generale. Con un rivolgimento che si ritrova anche nei massimi esponenti dell’antropologia filosofica classica, tramite l’analisi della situazione storica concreta – la crisi culturale che l’Occidente sta attraversando – Zambrano arriva infatti a intravedere dei tratti universali, che contraddistinguono l’uomo in quanto tale. Perché (ed è questo il punto centrale che si cercherà di mettere in luce) questi tratti sono tali da scomparire o quasi nelle epoche di stabilità, e da mostrarsi con maggiore nettezza durante le crisi.

Esperienza della crisi e antropologia elementare nel pensiero politico di Zambrano

Brentari, Carlo
2013

Abstract

La riflessione storico-politica di María Zambrano, così come viene sviluppata in Persona e democrazia e ne L’agonia dell’Europa, sembra a prima vista muoversi esclusivamente all’interno delle coordinate del pensiero occidentale, senza affrontare il problema di una definizione e descrizione dell’uomo in quanto tale. A una prima lettura, quindi, Zambrano sembra non volersi spingere nei territori dell’antropologia filosofica, territori di certo ricchi ma il cui utilizzo in prospettiva politica è difficile se non addirittura rischioso. Va precisato che nel presente contributo si intende per antropologia filosofica la corrente di pensiero sviluppatasi in Germania tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso, i cui esponenti principali sono Max Scheler, Helmuth Plessner e Arnold Gehlen. Tale corrente, per la quale si sta affermando la denominazione di antropologia filosofica classica, è caratterizzata dalla ricerca dei tratti elementari ed universali che definiscono la condizione dell’esser-uomo, al di là delle fratture disciplinari tra scienze umane, filosofia, psicoanalisi eccetera; all’interno di questa indagine, una delle strategie principali è il confronto dell’uomo con gli altri regni del vivente (la pianta e l’animale), un confronto che cerca di preservare al tempo stesso la differenza qualitativa dell’uomo e la sua radicale appartenenza alla natura. Se è vero che i testi di Zambrano si muovono prevalentemente in un contesto teorico limitato alla cultura occidentale, a una lettura più approfondita emergono però alcuni significativi accenni a una possibile antropologia elementare. In Persona e democrazia, ad esempio, il tema principale è quello dell’Occidente e della sua crisi, ma un esito notevole dell’opera riguarda l’essere umano in generale. Con un rivolgimento che si ritrova anche nei massimi esponenti dell’antropologia filosofica classica, tramite l’analisi della situazione storica concreta – la crisi culturale che l’Occidente sta attraversando – Zambrano arriva infatti a intravedere dei tratti universali, che contraddistinguono l’uomo in quanto tale. Perché (ed è questo il punto centrale che si cercherà di mettere in luce) questi tratti sono tali da scomparire o quasi nelle epoche di stabilità, e da mostrarsi con maggiore nettezza durante le crisi.
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Brentari, Carlo
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