Il saggio esamina le potenzialità della nuova figura negoziale del contratto di rete, prendendo le mosse dalle criticità di modelli preesistenti impiegati dalle imprese per il coordinamento delle attività produttive lungo la filiera. In particolare il contributo si concentra sulle criticità del collegamento negoziale tra contratti di subfornitura e compara questo assetto con quello prodotto da un contratto plurilaterale, avendo in tal caso specifico riguardo ad alcune applicazioni del contratto di rete nell’ambito delle attività produttive. L’analisi porta a esprimere notevoli riserve circa la funzione di coordinamento sottesa alla teoria del collegamento negoziale e alle sue principali applicazioni nei contesti delle relazioni di subfornitura. Ugualmente limitate risultano le potenzialità sottese all’istituto della c.d. “interposizione” nella subfornitura, quale strumento di specializzazione flessibile associata a una funzione di coordinamento della filiera secondo dinamiche non gerarchiche ma di co-decisione tra committente principale e sub-fornitore di primo livello. Alla luce di queste criticità il saggio esamina le potenzialità del contratto di rete, di recente introdotto dal legislatore e considerato nella sua veste (non esclusiva) di contratto plurilaterale. Particolare attenzione è prestata all’emergere di un “interesse di rete” quale elemento di co-interessenza della comunione di scopo configurata dal legislatore. Di ciò sono considerate le possibili implicazioni, sia sul versante del governo coordinato della filiera produttiva che su quello della tutela contro possibili abusi o mere violazioni del contratto di rete, quand’anche non legate alla lesione di diritti individuali delle parti. Molti i nodi da risolvere, già nel ristretto ambito delle reti dedicate al coordinamento produttivo. Specie là dove il contratto di rete si giustapponga alla trama di contratti di subfornitura, pur condizionandone la regolazione e le modalità di esecuzione, occorre chiedersi quale rapporto sussista tra tali rapporti bilaterali e il rapporto a struttura plurilaterale determinato dall’adesione alla rete e al suo programma operativo. Non è infatti scontato che tra i due livelli negoziali debba sussistere un vero e proprio collegamento, nei termini in cui lo intende la giurisprudenza quando evoca il concetto di nesso teleologico al fine di giustificare la propagazione degli effetti delle vicende giuridiche dell’un rapporto sull’altro. Potrebbe invece ammettersi che il coordinamento tolleri un’autonomia flessibile tra i due (o più) piani negoziali, così consentendo, ad esempio, che un rapporto di subfornitura persista quand’anche il singolo subfornitore esca dalla rete. L’obiettivo potrebbe essere quello di salvaguardare gli investimenti specifici prodotti nell’ambito della relazione e di apprestare, invece, sotto forma di obblighi di riservatezza o non concorrenza, ad esempio, misure di protezione dell’interesse di rete in quanto esposto ai rischi di abuso di un ex-aderente. Il contratto di rete aggiunge dunque nuova complessità alla stessa disciplina del contratto di subfornitura: una disciplina, quest’ultima, che non solo trova nella regolazione delle reti contrattuali (di cui il neo-contratto di rete rappresenta la più recente, sebbene non l’ultima né esaustiva forma) un complemento ormai necessario nel disegno del governo della filiera, ma finisce per esserne indirettamente condizionata e, per così dire, “messa nell’angolo” tutte le volte che la bilateralità dell’atto tende a confondersi con la multilateralità dei rapporti di filiera.

Il coordinamento della filiera produttiva tra collegamento negoziale e contratti di rete

Iamiceli, Paola
2012

Abstract

Il saggio esamina le potenzialità della nuova figura negoziale del contratto di rete, prendendo le mosse dalle criticità di modelli preesistenti impiegati dalle imprese per il coordinamento delle attività produttive lungo la filiera. In particolare il contributo si concentra sulle criticità del collegamento negoziale tra contratti di subfornitura e compara questo assetto con quello prodotto da un contratto plurilaterale, avendo in tal caso specifico riguardo ad alcune applicazioni del contratto di rete nell’ambito delle attività produttive. L’analisi porta a esprimere notevoli riserve circa la funzione di coordinamento sottesa alla teoria del collegamento negoziale e alle sue principali applicazioni nei contesti delle relazioni di subfornitura. Ugualmente limitate risultano le potenzialità sottese all’istituto della c.d. “interposizione” nella subfornitura, quale strumento di specializzazione flessibile associata a una funzione di coordinamento della filiera secondo dinamiche non gerarchiche ma di co-decisione tra committente principale e sub-fornitore di primo livello. Alla luce di queste criticità il saggio esamina le potenzialità del contratto di rete, di recente introdotto dal legislatore e considerato nella sua veste (non esclusiva) di contratto plurilaterale. Particolare attenzione è prestata all’emergere di un “interesse di rete” quale elemento di co-interessenza della comunione di scopo configurata dal legislatore. Di ciò sono considerate le possibili implicazioni, sia sul versante del governo coordinato della filiera produttiva che su quello della tutela contro possibili abusi o mere violazioni del contratto di rete, quand’anche non legate alla lesione di diritti individuali delle parti. Molti i nodi da risolvere, già nel ristretto ambito delle reti dedicate al coordinamento produttivo. Specie là dove il contratto di rete si giustapponga alla trama di contratti di subfornitura, pur condizionandone la regolazione e le modalità di esecuzione, occorre chiedersi quale rapporto sussista tra tali rapporti bilaterali e il rapporto a struttura plurilaterale determinato dall’adesione alla rete e al suo programma operativo. Non è infatti scontato che tra i due livelli negoziali debba sussistere un vero e proprio collegamento, nei termini in cui lo intende la giurisprudenza quando evoca il concetto di nesso teleologico al fine di giustificare la propagazione degli effetti delle vicende giuridiche dell’un rapporto sull’altro. Potrebbe invece ammettersi che il coordinamento tolleri un’autonomia flessibile tra i due (o più) piani negoziali, così consentendo, ad esempio, che un rapporto di subfornitura persista quand’anche il singolo subfornitore esca dalla rete. L’obiettivo potrebbe essere quello di salvaguardare gli investimenti specifici prodotti nell’ambito della relazione e di apprestare, invece, sotto forma di obblighi di riservatezza o non concorrenza, ad esempio, misure di protezione dell’interesse di rete in quanto esposto ai rischi di abuso di un ex-aderente. Il contratto di rete aggiunge dunque nuova complessità alla stessa disciplina del contratto di subfornitura: una disciplina, quest’ultima, che non solo trova nella regolazione delle reti contrattuali (di cui il neo-contratto di rete rappresenta la più recente, sebbene non l’ultima né esaustiva forma) un complemento ormai necessario nel disegno del governo della filiera, ma finisce per esserne indirettamente condizionata e, per così dire, “messa nell’angolo” tutte le volte che la bilateralità dell’atto tende a confondersi con la multilateralità dei rapporti di filiera.
Il contratto di rete per la crescita delle imprese
Milano
Giuffrè
8814174512
Iamiceli, Paola
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