1. Innanzi tutto, contrariamente a quanto sostengono alcuni dantisti contemporanei, secondo i quali i versi di Purg. XIX, 1-6 servono a creare un’atmosfera magico-demoniaca acconcia al sogno della femmina balba, non emergono in queste prime due terzine segni che possano indicare un’adesione di Dante all’idea per la quale la geomanzia sarebbe un’arte diabolica, frutto di un patto con i demoni o di una loro ingerenza. Questi interpreti hanno il torto di applicare a Dante, senza alcuna valida giustificazione, una concezione che era difesa da alcune autorevoli fonti medievali (si pensi alla IIa-IIae di Tommaso d’Aquino), ma non da tutte e, in alcuni casi, di fraintendere apertamente alcune testimonianze medievali – penso al passo in cui Iacopo Passavanti presenta la geomanzia come una tecnica negromantica, intendendo però con geomanzia non la tecnica divinatoria di origine araba a cui fa riferimento Dante, ma la divinazione basata sull’interpretazione dei segni in un corpo terrestre, come legno, ferro o pietra levigata. Se invece leggiamo, come si è fatto in questo contributo, quelle due terzine con il conforto delle testimonianze dei primi commentatori danteschi e della tradizione geomantica medievale, diventa chiaro che la geomanzia è per Dante un metodo divinatorio di carattere completamente naturale in quanto incardinato nella dinamica delle influenze astrali. Tra i commentatori antichi, in particolare, Iacomo della Lana mostra di conoscere bene tanto la tecnica geomantica quanto i suoi presupposti teorici: le sue osservazioni, volte a sottolineare la naturalità della geomanzia, eserciteranno notevole influenza sui commentatori successivi, condizionandone le posizioni. 2. Secondo la tradizione geomantica Fortuna Maior è una figura di valore positivo e la sua comparsa in un tema geomantico, al verificarsi di determinate circostanze, può fornire indicazioni sul significato di un sogno. Questo potrebbe significare che il sorgere di “Maggior Fortuna” in Purg. XIX,4-6 non indichi soltanto l’ora del sogno della femmina balba, ma ne lasci anche presagire l’esito positivo. 3. La geomanzia risulta associata al sogno veridico. Coerentemente con quanto sostengono alcuni trattati geomantici (ad es. l’Estimaverunt Indi), Dante e i commentatori collocano il momento ideale per la divinazione geomantica in prossimità dell’alba, prima del sorgere del sole, quando il geomante, ultimati i processi digestivi, è libero dagli stimoli provenienti dal suo corpo e più sensibile agli influssi della causalità celeste. Per la stessa ragione, secondo le fonti filosofiche (Avicenna e Alberto Magno) note a Dante e ai commentatori della Commedia, i sogni veritieri si presentano al sognatore sul far dell’alba. Mentre è inutile insistere in questa sede sul valore che Dante attribuisce al sogno divinatorio, un evento sperimentato a più riprese dal pellegrino Dante nel corso del suo viaggio ultraterreno e giustificato teoricamente come legittimo in Conv. II 8,13, è importante sottolineare che il nesso tra divinazione geomantica e sogno divinatorio preserva la geomanzia dalla condanna della divinazione di Inf. XX140. Gli studiosi hanno fornito spiegazioni diverse della pena infernale di divinatori e maghi, condannati, è stato scritto, per aver predetto il futuro in maniera fraudolenta entrando nel processo della rivelazione divina o perché avevano divinato per assurgere a una condizione divina o perché pretendevano di conoscere il futuro per modificarlo (“al giudicio divin passion comporta”) o per aver fatto ricorso all’alleanza con angeli malvagi. Avvalersi del metodo geomantico come strumento di analisi di un sogno, che il sogno sia inviato da Dio o frutto della rielaborazione dell’attività mentale in veglia, non comporta invece nessuna delle colpe che sono imputate ai dannati della IV Bolgia dell’VIII cerchio infernale.

Dante e il dibattito medievale sulla geomanzia / Palazzo, A.. - STAMPA. - 25:(2025), pp. 159-215.

Dante e il dibattito medievale sulla geomanzia

palazzo, a.
2025-01-01

Abstract

1. Innanzi tutto, contrariamente a quanto sostengono alcuni dantisti contemporanei, secondo i quali i versi di Purg. XIX, 1-6 servono a creare un’atmosfera magico-demoniaca acconcia al sogno della femmina balba, non emergono in queste prime due terzine segni che possano indicare un’adesione di Dante all’idea per la quale la geomanzia sarebbe un’arte diabolica, frutto di un patto con i demoni o di una loro ingerenza. Questi interpreti hanno il torto di applicare a Dante, senza alcuna valida giustificazione, una concezione che era difesa da alcune autorevoli fonti medievali (si pensi alla IIa-IIae di Tommaso d’Aquino), ma non da tutte e, in alcuni casi, di fraintendere apertamente alcune testimonianze medievali – penso al passo in cui Iacopo Passavanti presenta la geomanzia come una tecnica negromantica, intendendo però con geomanzia non la tecnica divinatoria di origine araba a cui fa riferimento Dante, ma la divinazione basata sull’interpretazione dei segni in un corpo terrestre, come legno, ferro o pietra levigata. Se invece leggiamo, come si è fatto in questo contributo, quelle due terzine con il conforto delle testimonianze dei primi commentatori danteschi e della tradizione geomantica medievale, diventa chiaro che la geomanzia è per Dante un metodo divinatorio di carattere completamente naturale in quanto incardinato nella dinamica delle influenze astrali. Tra i commentatori antichi, in particolare, Iacomo della Lana mostra di conoscere bene tanto la tecnica geomantica quanto i suoi presupposti teorici: le sue osservazioni, volte a sottolineare la naturalità della geomanzia, eserciteranno notevole influenza sui commentatori successivi, condizionandone le posizioni. 2. Secondo la tradizione geomantica Fortuna Maior è una figura di valore positivo e la sua comparsa in un tema geomantico, al verificarsi di determinate circostanze, può fornire indicazioni sul significato di un sogno. Questo potrebbe significare che il sorgere di “Maggior Fortuna” in Purg. XIX,4-6 non indichi soltanto l’ora del sogno della femmina balba, ma ne lasci anche presagire l’esito positivo. 3. La geomanzia risulta associata al sogno veridico. Coerentemente con quanto sostengono alcuni trattati geomantici (ad es. l’Estimaverunt Indi), Dante e i commentatori collocano il momento ideale per la divinazione geomantica in prossimità dell’alba, prima del sorgere del sole, quando il geomante, ultimati i processi digestivi, è libero dagli stimoli provenienti dal suo corpo e più sensibile agli influssi della causalità celeste. Per la stessa ragione, secondo le fonti filosofiche (Avicenna e Alberto Magno) note a Dante e ai commentatori della Commedia, i sogni veritieri si presentano al sognatore sul far dell’alba. Mentre è inutile insistere in questa sede sul valore che Dante attribuisce al sogno divinatorio, un evento sperimentato a più riprese dal pellegrino Dante nel corso del suo viaggio ultraterreno e giustificato teoricamente come legittimo in Conv. II 8,13, è importante sottolineare che il nesso tra divinazione geomantica e sogno divinatorio preserva la geomanzia dalla condanna della divinazione di Inf. XX140. Gli studiosi hanno fornito spiegazioni diverse della pena infernale di divinatori e maghi, condannati, è stato scritto, per aver predetto il futuro in maniera fraudolenta entrando nel processo della rivelazione divina o perché avevano divinato per assurgere a una condizione divina o perché pretendevano di conoscere il futuro per modificarlo (“al giudicio divin passion comporta”) o per aver fatto ricorso all’alleanza con angeli malvagi. Avvalersi del metodo geomantico come strumento di analisi di un sogno, che il sogno sia inviato da Dio o frutto della rielaborazione dell’attività mentale in veglia, non comporta invece nessuna delle colpe che sono imputate ai dannati della IV Bolgia dell’VIII cerchio infernale.
2025
“Frate e maestro fummi”: Dante e la filosofia di Alberto Magno
Roma
aracne
979-12-218-2260-1
Settore PHIL-05/C - Storia della filosofia medievale
Palazzo, A.
Dante e il dibattito medievale sulla geomanzia / Palazzo, A.. - STAMPA. - 25:(2025), pp. 159-215.
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