Nicolò Rasmo si riferisce all’eremo di San Romedio come a uno straordinario complesso architettonico che “conserva tracce di alta antichità” ; così come evoca “un’antichità remota” quando inquadra l’ambiente quadrilatero costruito alla sommità del dosso ascrivendolo al “più antico periodo costruttivo” . L’attuale configurazione del sacello e della cappella di San Vigilio è l’esito di innumerevoli fasi di trasformazione e di restauri che ci hanno restituito un palinsesto in cui convivono, a diverso gradiente di leggibilità, gli indizi delle modificazioni costruttive e decorative. L’impostazione metodologica di questo studio fonda le sue radici nel tentativo di riconoscere alcune sequenze costruttive a partire dall’osservazione della stratificazione materica attualmente osservabile sui perimetrali del sito, correlandola con i dati documentali a noi noti. Fonti materiali conservate nella “solida pietra”; fonti scritte, iconografiche, fotografiche rappresentano il potenziale informativo cui cerchiamo di riferirci per isolare alcune fasi costruttive e gli indizi che ci consentono di descriverle. La stratificazione architettonica è complessa, anche perché le ‘tracce di antichità’ sono spesso celate in un reticolo di modificazioni di grande interesse: un mosaico di frammenti polifonici che definiscono l’identità diacronica di questo luogo. Per tale ragione, il saggio privilegia una narrazione dove si argomenta anche l’intreccio dei dati che ci aiutano a comprendere il senso delle tracce con le quali ci confrontiamo. La tradizione e il dibattito relativi agli studi sul complesso monumentale di San Romedio propongono articolate interpretazioni che inquadrano l’insediamento che ha dato origine alla frequentazione antropica della parte sommitale del dosso . Per Nicolò Rasmo si tratta di “un luogo di nascondiglio e di rifugio di gente dei dintorni in momenti di grande pericolo” frequentato in un periodo di tempo fra la fine del V secolo e la fine dell’VIII secolo, adattato poi, probabilmente nel XII secolo, come Santuario . Gli studi sul culto romediano collocano l’attestazione del culto a lui rivolto a partire dalla fine dell’XI secolo e, in riferimento al Sacramentario Adelpretiano, l’esistenza fra la fine dell’XI e gli inizi del XII di un “dominum Sancti Remedii” con la citazione dell’atto di donazione di beni fatto dal vescono Adelperone (1084-1104) e poi da Gebardo (1106-1120) . All’interno di questa cornice di senso, nel saggio si propone una sequenza temporale di fasi costruttive a partire dall’XI-XII secolo, senza però escludere preesistenze più antiche . Si assume come fase architettonica afferente a questo periodo quella rappresentata dall’ambiente quadrilatero che includerà, poi, al suo interno il sacello e la cappella di San Vigilio perché all’oggi, nell’analisi della stratificazione costruttiva leggibile, non è stato possibile individuare delle evidenze materiali riferibili ad un nucleo con forme e dimensioni diverse.

“Tracce di alta antichità”: le cappelle alte del santuario di San Romedio. Frammenti di un palinsesto di lungo periodo / Quendolo, Alessandra; Baccillieri, Giulia. - STAMPA. - (2025), pp. 106-137.

“Tracce di alta antichità”: le cappelle alte del santuario di San Romedio. Frammenti di un palinsesto di lungo periodo

Quendolo, Alessandra;Baccillieri, Giulia
2025-01-01

Abstract

Nicolò Rasmo si riferisce all’eremo di San Romedio come a uno straordinario complesso architettonico che “conserva tracce di alta antichità” ; così come evoca “un’antichità remota” quando inquadra l’ambiente quadrilatero costruito alla sommità del dosso ascrivendolo al “più antico periodo costruttivo” . L’attuale configurazione del sacello e della cappella di San Vigilio è l’esito di innumerevoli fasi di trasformazione e di restauri che ci hanno restituito un palinsesto in cui convivono, a diverso gradiente di leggibilità, gli indizi delle modificazioni costruttive e decorative. L’impostazione metodologica di questo studio fonda le sue radici nel tentativo di riconoscere alcune sequenze costruttive a partire dall’osservazione della stratificazione materica attualmente osservabile sui perimetrali del sito, correlandola con i dati documentali a noi noti. Fonti materiali conservate nella “solida pietra”; fonti scritte, iconografiche, fotografiche rappresentano il potenziale informativo cui cerchiamo di riferirci per isolare alcune fasi costruttive e gli indizi che ci consentono di descriverle. La stratificazione architettonica è complessa, anche perché le ‘tracce di antichità’ sono spesso celate in un reticolo di modificazioni di grande interesse: un mosaico di frammenti polifonici che definiscono l’identità diacronica di questo luogo. Per tale ragione, il saggio privilegia una narrazione dove si argomenta anche l’intreccio dei dati che ci aiutano a comprendere il senso delle tracce con le quali ci confrontiamo. La tradizione e il dibattito relativi agli studi sul complesso monumentale di San Romedio propongono articolate interpretazioni che inquadrano l’insediamento che ha dato origine alla frequentazione antropica della parte sommitale del dosso . Per Nicolò Rasmo si tratta di “un luogo di nascondiglio e di rifugio di gente dei dintorni in momenti di grande pericolo” frequentato in un periodo di tempo fra la fine del V secolo e la fine dell’VIII secolo, adattato poi, probabilmente nel XII secolo, come Santuario . Gli studi sul culto romediano collocano l’attestazione del culto a lui rivolto a partire dalla fine dell’XI secolo e, in riferimento al Sacramentario Adelpretiano, l’esistenza fra la fine dell’XI e gli inizi del XII di un “dominum Sancti Remedii” con la citazione dell’atto di donazione di beni fatto dal vescono Adelperone (1084-1104) e poi da Gebardo (1106-1120) . All’interno di questa cornice di senso, nel saggio si propone una sequenza temporale di fasi costruttive a partire dall’XI-XII secolo, senza però escludere preesistenze più antiche . Si assume come fase architettonica afferente a questo periodo quella rappresentata dall’ambiente quadrilatero che includerà, poi, al suo interno il sacello e la cappella di San Vigilio perché all’oggi, nell’analisi della stratificazione costruttiva leggibile, non è stato possibile individuare delle evidenze materiali riferibili ad un nucleo con forme e dimensioni diverse.
2025
Il Santuario di San Romedio
Trento
Esperia
978-88-7702-559-3
Quendolo, Alessandra; Baccillieri, Giulia
“Tracce di alta antichità”: le cappelle alte del santuario di San Romedio. Frammenti di un palinsesto di lungo periodo / Quendolo, Alessandra; Baccillieri, Giulia. - STAMPA. - (2025), pp. 106-137.
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